Appunti e materiali per un lavoro culturale.

Antologia d’umanità, Marmeladov. La trascrizione dell’incontro con Tat’jana Kasatkina

Trascrizione dell’incontro
Antologia d’umanità, Marmeladov.
Lettura del secondo capitolo di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij e commento di Tat’jana Kasatkina

 

 

Samuele Donati
Buonasera a tutti.
Benvenuti a questa serata organizzata dal centro culturale “Il Portico del Vasaio”, ciclo di letture intitolato “Antologia di umanità”.
L’idea di questo ciclo di letture è quella di incontrare grandi personaggi dalla statura umana irresistibile, attraverso pagine di letteratura di ogni tempo. I personaggi della letteratura sono persone a pieno titolo, sono potenzialmente testimoni di meschinità come di grandezza, di eroismo come di miseria. Sono uomini in tutto e per tutto, e a me interessa l’uomo, andarlo a cercare e paragonarci con lui.
Questa sera iniziamo con un appuntamento veramente eccezionale, incontrando Marmeladov, personaggio di Delitto e castigo e ci aiutano in questo incontro innanzitutto Tat’jana Kasatkina che è Direttore del Dipartimento di Teoria della Letteratura all’Accademia delle Scienze della Russia che Elena Mazzola tradurrà – Tat’jana parla in russo – e invece Teodoro Bonci Del Bene e Davide Morini leggeranno per noi il brano di Delitto e castigo in cui compare Marmeladov.
Prima di iniziare però Tat’jana ha chiesto di fare una domanda, di farla a voi: lei vuole sapere chi sarebbe contento, veramente contento e gioioso se domani arrivasse qui il Giudizio Universale, se arrivasse la fine del mondo; per alzata di mano le rispondiamo. Ha chiesto di sapere chi sarebbe contento e gioioso e chi vorrebbe allontanare quel momento da sé. Per cui, per alzata di mano… chi sarebbe felice di questo? Purtroppo Tat’jana ha dato solo un’alternativa secca. C’è un gruppo che è rimasto neutro: questo va negli atti, Tat’jana lo sa..
Incontriamo Raskolnikov, il protagonista del libro, che è uno studente di Sanpietroburgo. Lo incontriamo in preda ad un tormento quasi inesplicabile che lo connota, e lo incontriamo in giro per le strade della città; l’incontro con Marmeladov avviene quasi all’inizio del libro quando Raskolnikov entra in una bettola mal frequentata e sedendosi – Dostoevskij dice quasi in preda ad una sete di incontrare esseri umani – incontra questo strano personaggio. Qui inizia il nostro viaggio di stasera.

Tat’jana Kasatkina
Vorrei iniziare a parlare di quello che abbiamo appena ascoltato introducendovi ancora un pochino nella situazione in cui si trova il personaggio perché bisogna capire bene a chi sta parlando Marmeladov e di chi sta parlando.
Marmeladov incontra Raskolnikov, un ragazzo, un giovane uomo, che aveva perduto non tanto la fede in Dio, quanto la fiducia in Dio, perché aveva visto che tutto quello che capitava, che accadeva, che gli succedeva intorno, era ingiusto; vedeva che le persone buone non venivano aiutate, non venivano sostenute, nessuno si occupava di loro, mentre i cattivi vincevano e potevano usare della debolezza dei poveri. Per questo Raskolnikov decide che Dio non è capace di gestire la situazione del mondo e decide di prendere in mano la situazione. Per questa ragione gli toccherà di andare ad uccidere una persona, per poter ottenere i mezzi con cui cambiare il mondo.
Subito prima di incontrare Marmeladov fa un sogno: è un sogno molto importante ma quello che noi dobbiamo capire è che dopo aver fatto questo sogno capisce che non può fare quello che aveva pensato di fare. E allora all’improvviso gli viene questo desiderio. Lui è una persona che da tanto tempo viveva da sola, era sola in senso ontologico, cioè non comunicava con nessuno; non soltanto nello spazio della vita quotidiana, ma aveva proprio chiuso per tutti e a tutti il suo cuore. Questo è invece proprio il momento in cui nel suo cuore fiorisce questo desiderio di entrare in comunione, di comunicare con qualcuno, con altri esseri umani. E in quel momento si siede davanti a lui Marmeladov.
Dobbiamo sempre tenere presente che ci sono più personaggi, più eroi di quelli che ci sembra a prima vista di vedere: sono sempre non solo due, ma come minimo tre. E in questo senso è molto importante il nome: Marmeladov, perché si chiama Simeone, che non vuol dire soltanto che sente Dio e che ci rimanda a un punto nel Vangelo in cui ci sono allo stesso tempo Simeone e un incontro. Che incontro? E’ l’incontro del vecchio Simeone con il bambino Gesù.
Questo di cui sto parlando è l’aspetto più profondo di quello che vediamo accadere davanti ai nostri occhi. Quel Bambino – che in ogni istante è pronto a nascere nell’animo di Raskolnikov e che in quel momento è ancora una volta presente, in quel momento incontra, come il vecchio Simeone – quello che riceve nelle sue mani quel Bambino, colui che lo deve accogliere, prendere in braccio.
Già prima nel romanzo si vedeva, si poteva vedere, che nella profondità delle immagini del personaggio di Raskolnikov è celata l’immagine di Cristo Bambino. Nella lettera che Raskolnikov riceve da sua madre – una lettera che in sostanza è quella che lo provoca a commettere il delitto, lettera che riceve poco prima di incontrare Marmeladov – alla fine, ci sono queste parole; la madre salutandolo gli scrive “preghi ancora Dio, Rodja? Onori ancora nostro Padre? Nel mio cuore io ho paura che tu sia stato toccato dall’ateismo, dall’incredulità che adesso è come una nuova moda, e se è così allora pregherò io per te. Ricordati di quando eravamo ancora tutti felici, quando tuo padre era ancora vivo, e tu balbettavi le tue preghiere seduto sulle mie ginocchia”. Qui, in modo abbastanza evidente per qualsiasi lettore cristiano, si rivela l’immagine della Madonna con il Bambino in braccio. Quando noi arriviamo a questa scena – alla scena di Marmeladov – noi sappiamo già qual è l’immagine nascosta in Raskolnikov, che però a questo punto è una persona che ha preso la decisione di commettere un assassinio.
E adesso invece rispondiamo alla domanda: chi è che lo incontra? Innanzitutto l’ho detto, è il vecchio Simeone. Ma, così com’è Cristo, così è anche Simeone.
Non a caso Marmeladov nella sua confessione e allo stesso tempo predica, si chiama, si definisce per un certo numero di volte un porco. Lo dice in modo molto forte: “Avete il coraggio di non dire che io sono un porco?” Alla fine nel discorso del Salvatore, ripetendo le parole del discorso del Salvatore già venuto, dice “porci, siete”. Cioè fa in modo che sia il Signore stesso a confermare il giudizio che lui aveva su se stesso.
In questa confessione/predica abbiamo a che fare come con il figliol prodigo, ma in questo caso si tratta di una ragazza: non è soltanto il figliol prodigo, ma è una figlia che si è perduta, con dei figli perduti.
Innanzitutto si tratta di Katerina Ivanovna che era fuggita dai suoi genitori per sposarsi la prima volta; è proprio come risultato di questa sua fuga per il primo matrimonio che si ritrova con un porco, con Marmeladov.
Anche davanti a Raskolnikov presenta Marmeladov come un porco. E allora noi ci ricordiamo quando si parla dei porci, dei maiali, nella parabola del figliol prodigo: i maiali erano l’ultima compagnia del figliol prodigo, quelli con cui lui era rimasto proprio alla fine, cioè nel momento più profondo della sua caduta. Qua abbiamo dei figli perduti, che si sono perduti: da una parte Raskolnikov che non crede più e non si fida più di Dio, dall’altra parte abbiamo Katerina Ivanovna che era scappata dai genitori, e abbiamo quello che risulta essere la loro ultima compagnia, il porco Marmeladov.
Ed è proprio da questo porco, da Marmeladov, che noi sentiamo una delle prediche umane più ispirate sulla unità e la tensione del cuore dell’uomo verso il suo Creatore. Cioè notate che Dostoevkij per far risuonare questa predica non ci mette davanti una persona perfetta, meravigliosa, non cerca qualcuno che possa mettersi davanti a noi proprio con un’immagine di perfezione vicina alla santità.
Dostoevkij ci obbliga ad ascoltare una predica sulla venuta definitiva, ultima, di Dio, e non ce la fa sentire dall’assassino Raskolnikov e neppure dalla prostituta Sonja, ma dal porco Marmeladov, da qualcuno cioè che non è quasi neanche più un uomo, cioè quell’ultima compagnia, il rifiuto più lontano possibile da Dio, l’ultima compagnia di un uomo che si è allontanato al massimo da Dio.
E’ proprio l’ultimissimo punto, il punto più lontano di tutti, il limite, ancora più lontano di quanto non sia il figliol prodigo nel momento più infimo della sua caduta.
Ed è proprio da questo punto ultimo e più lontano di tutti, che esce non soltanto una predica, ma un grido, un invito, un richiamo, un uomo che chiama il Giudizio Universale e il Regno di Dio. In questo modo in questo abbraccio che si viene a creare c’è dentro, ci sono dentro tutti, c’è dentro tutto il mondo. Da questo abbraccio non può essere escluso nessuno, proprio perché Dostoevskij parte dandoci il punto della caduta più basso possibile. Noi lo vediamo chiaramente perché questa predica è la conseguenza, viene dopo una confessione, e il contenuto di questa confessione sono i delitti più tremendi, le cadute più basse, i delitti più infimi che può compiere l’uomo.
Delitti, peccati che compie l’uomo per la sua debolezza. Non per cattiveria, non per ira, non nell’impeto della lussuria, ma semplicemente per la sua debolezza umana; questa debolezza umana – che sembrerebbe meritare la nostra compassione – questa debolezza è la sorgente di tutti i tradimenti e le cadute più terribili che si verificano.
Marmeladov distrugge completamente la vita dei suoi prossimi, delle persone che ha più vicine in un modo molto semplice: non facendo niente, per il fatto che lui non fa niente.
Raskolnikov prenderà un’ascia per uccidere una persona, mentre Marmeladov non ha bisogno di prendere niente, accade tutto così, semplicemente perché lui è debole; sua figlia diventerà una prostituta perché lui non è in grado di compiere i doveri che si è preso, il dovere che si è preso davanti a quella donna e i suoi tre figli di cui lui aveva avuto pietà; dalla sua pietà e dalla sua debolezza nascono tutte quelle cose terribili che abbiamo ascoltato sulla sua vita e sulla vita dei suoi famigliari.
E’ proprio lì, questo ultimo punto della caduta di cui ho parlato, è il punto della debolezza; sì, questo è il punto più basso della debolezza umana, ma la debolezza umana è qualcosa che è presente in ognuno di noi ed è presente ad esempio anche in Raskolnikov che si prende la responsabilità di cercare di risolvere tutte quelle cose che secondo lui Dio non è in grado di risolvere.
Questa debolezza è questa ferita originale che è presente in tutte le nostre azioni e in tutte le nostre intenzioni.
Nel caso di Marmeladov noi semplicemente siamo di fronte al suo limite estremo, ma questa debolezza è presente in tutte le decisioni dei personaggi del romanzo e in sostanza questa debolezza è il peccato. In greco la parola peccato si dice hamarthia, che significa non cogliere il bersaglio: quando tu stai puntando un bersaglio è il mancarlo, questo è il peccato. Il peccato è lo scegliere un mezzo sbagliato per raggiungere uno scopo giusto, ed è proprio per questo che non si riesce a centrare il bersaglio. Ognuno dei personaggi che in questo breve discorso di Marmeladov sono nominati nella sua predicazione, ognuno di questi personaggi fa un’azione nei limiti delle sue forze per salvare le persone che ha intorno, e ogni volta ognuno non centra il bersaglio, cioè fa un peccato, cioè sbaglia come a tirare, sceglie il mezzo sbagliato per colpire il bersaglio.
E per questo Raskolnikov alla fine del romanzo dirà che – pensando a quello che aveva commesso – non aveva trovato nient’altro che un semplice fallimento, proprio in questo senso di non aver centrato il bersaglio, del peccato.
A Sonja invece, che dà se stessa per salvare i suoi famigliari, che diventa una prostituta per salvare i suoi famigliari, a lei Raskolnikov dice “ma non ti rendi conto che così non stai salvando nessuno?” In ogni azione indipendente, autonoma dei personaggi, è inclusa proprio quella stessa debolezza che in modo maggiormente evidente ritroviamo in Marmeladov; per questo falliscono, non centrano il bersaglio.
Ma allo stesso tempo Dio non abbandona mai le loro azioni e cerca di agire anche dentro le azioni che loro fanno coi mezzi sbagliati, cioè che fanno peccando, cerca come di correggere le loro azioni.
Allora noi vediamo come Sonja, quando esce di casa la prima volta per prostituirsi e dare la sua verginità nella prostituzione, torna a casa e porta trenta rubli e l’allusione è assolutamente evidente: l’allusione ai trenta denari con cui Giuda vende Cristo. Con quegli stessi soldi lei vende il Cristo che ha in sé. Quando torna a casa lei consegna quei soldi, quei trenta rubli e si stende sul letto e si copre con questo scialle verde di drap de dame. Drap de dame vuol dire tessuto della signora. Ma basta cambiare una lettera in questa parola francese, e per come si legge, per la pronuncia, si sente proprio che è il manto della Madonna; Sonja si stende ricoprendo con questo scialle il suo capo e le spalle come vengono coperti i morti, i defunti, cioè si stende come il Cristo morto, quel Cristo che lei ha ucciso in se stessa con quella azione.
Mente Katerina Ivanovna, quella che l’aveva mandata a prostituirsi appoggia il capo alle sue gambe, ai suoi piedi e rimane lì, appoggiata così tutta la notte; anche in questo caso vediamo un’immagine riconoscibile, l’immagine della prostituta che china il capo e asciuga i piedi di Cristo coi suoi capelli. Ma guardate come cambia tutto: non la prostituta e Cristo, ma una madre di famiglia rispettabile compie questa stessa azione davanti a quella figlia che lei stessa ha fatto prostituire.
Cioè: dove nell’uomo si trova Cristo? E chi di noi è peccatore? Chi di noi è peccatore e chi di noi è quella prostituta? In quella scena c’è un continuo spostamento del focus. Da una parte è Sonja che ha tradito Cristo in se stessa ma dall’altra parte lei, annientando se stessa, crocifiggendo se stessa per tutti gli altri si ritrova ad essere una casa degna per Cristo, di accogliere Cristo.
Mentre quella che l’ha mandata, che le ha fatto compiere quell’azione, una madre rispettabile, si ritrova nel ruolo di quella stessa prostituta pentita.
Il testo di Dostoevskij è sempre molto complesso perché ha sempre molti livelli ed è molto difficile leggerlo una volta sola, fare una sola lettura e capirlo, perché per capire tutta la profondità delle immagini che ci sono nel testo di Dostoevkij è necessario leggerlo e rileggerlo molte volte. Perché guardate, anche solo in un frammento così limitato c’è una grandissima concentrazione di sensi e di piani di significato.
Anche nello stesso Marmeladov che è quel punto più lontano da Dio, quella lontananza estrema da Dio con cui lui stesso si è definito, anche in Marmeladov noi troviamo proprio l’immagine di Cristo; quando gli dicono “pensi che noi abbiamo pietà di te?” lui dice “non dovete aver pietà di me, crocifiggetemi”. Notate che tra tutte le possibilità di morte che possono essere infinite, lui sceglie proprio il tipo di morte con cui è morto il suo Salvatore, indicando così due croci, quella su cui è stato crocifisso il Cristo e in cui riapparirà nel momento del Giudizio Universale e anche quella croce su cui è crocifisso lo stesso Marmeladov e da cui Cristo lo chiama, lo invita nel suo abbraccio. Da una parte c’è un punto in cui indica la croce della debolezza umana, che non è per questo motivo meno terribile, meno terrificante.
Ma notiamo ancora che all’inizio di questo incontro vi è stata fatta una domanda; vi abbiamo chiesto chi di voi sarebbe contento se sapesse che domani c’è il Giudizio Universale. Il gruppo che ha alzato la mano non era molto grande e un altro gruppo abbastanza limitato ha risposto in modo decisamente negativo, che non sarebbero stati contenti, ma gli altri non hanno risposto niente, perché noi non viviamo affatto in questa dimensione che è l’unica dimensione cristiana, quella del cammino, movimento verso il Giudizio Universale, perché questo è un cammino verso la trasfigurazione finale del mondo e lo svelarsi definitivo dell’uomo.
Ecco come Dostoevskij ci mostra come la persona che più di tutti gli altri uomini dovrebbe avere paura del Giudizio Universale, non soltanto aspetta quel giorno con gioia, ma lo invita, lo chiama come il momento della venuta del Regno del Signore.
Grazie

 

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